Appunti personali di una giornata a Roma al seguito della manifestazione della CGIL

Il futuro è dei giovani. Il futuro è del lavoro . Non poteva non avere uno slogan diverso il corteo rosso della Cgil che sabato scorso ha invaso le strade della capitale. Solo da Taranto parcheggiano in via Beccari, alle 7,30 (zona Ostiense) circa 30 autobus, che moltiplicati per 50 posti a sedere abbiamo la media di 1500 tarentini che hanno scelto di raggiungere Roma sotto una stessa bandiera, CGIL. Sindacato storico, è il primo sindacato confederato italiano ad avere una donna, Susanna Camusso , come leader .
“VIVA IL LAVORO. VIVA IL FUTURO!” Inizia all’insegna della pioggia, la manifestazione nazionale. Termina alle 14 in primavera anticipata la lunga maratona dei confederati, dei giovani, degli immigrati, dei disoccupati, dei pensionati, dei precari, dei flessibili, dei solidali.
Roma rossa, sbeffa l’azzurra amministrazione. Rossa di passione, di non rassegnazione. Maggiori diritti per una maggior democrazia. “Sono tornato indietro di 30 anni” sibila lo SPI Bergamo al giovane con targa Fiom in petto.
Si mescolano le generazioni, si annusano, si parlano. Il giovane pacchetta alla spalla di quello che potrebbe chiamare nonno e gli dice “Dobbiamo lottare per riavere quello che avevate conquistato per noi. Libertà, uguaglianza e giustizia.“
Non è stato difficile, sabato mattina, capire al volo lo stato in cui versa l’Italia, tutta! Colpa di un governo che ha scelto il periodo sbagliato per programmare una nuova università, un diverso sistema economico-sociale, una nuova politica interna ed estera, un governo che scavalca la persona in tutela di un bene comune compartecipato con un privato.
Bene, la manifestazione è stato un urlo di dissenso, ma resta un canto , visto le partecipazioni boicottate in maniera elegante, dai tanti che il 16 ottobre scorso erano nella stessa piazza in solidarietà della Fiom. Chiedersi il perché è anche inutile. Ormai, chi aveva voglia di cantare “Bella Ciao” l’ha fatto, senza compromessi e settarismo, l’ha fatto, perché alla fine “siamo tutti nella stessa barca”. Da Brescia alla florida Romagna, alla vergine Sardegna, al profondo ed affannato Sud. Erano lì, con scambio di panini e sciarpa della pace. Era lì il popolo che non si arrende. Olivetti, Ansaldo di Sestri, Siemens di Caserta, Mirafiori del’68, ieri! Fiat, “Marchionne ma che fai!”, Somministrati Ilva, precari Inps, Teleperformance, Sulcis Iglisiente, allevatori, minatori … cassa integrazione, disoccupazione, precariato, immigrazione, oggi!
Cerco, sulla scala Santa, di capire quale Provvidenza divina possiamo invocare per uscire dal caos chiamato crisi. Se il Dio Denaro deve essere spodestato al più presto dal Dono. Cerco di raggiungere gli altri, ma mi imbatto (come al solito) in una lista di libri, né scelgo uno “Il Lavoro di una Donna” di Carla Casalini. Giornalista di cronaca bianca, che ha seguito dagli della ribellione studentesca al 2008 le trasformazioni del lavoro e i problemi che hanno comportato per la rappresentanza sindacale, l’organizzazione dei conflitti, la soggettività femminile , con la nascita a Torino nel marzo ’88 del primo sindacato donna “che si propone di sperimentare, nella Cgil, autonomia e contrattualità per far valere gli interessi delle donne. Siano esse lavoratrici dipendente o autonome, o casalinghe o disoccupate”.
Capisco che il coraggio del cambiamento è l’unica strada da  seguire!http://www.febbrea90.com/site2011/index.php?menu=12&articolo=2999   30 Novembre 2010

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