Don Luigi Ciotti inaugura il parco disegnato dai bambini del quartiere “zona 167”. Uno dei tanti quartieri abbandonati della città di Taranto.
Vivere “al quartiere” vuol dire vivere a sud. Un sud: povero, abbandonato, emarginato, fuorilegge, Lasciato in anarchia dai politicanti di turno, per rendere più semplice l’affare del ricatto. Questa è la nomea, in buona parte verità, della borgata che sia romana, milanese, barese. Sempre a sud si trova. In nome del riscatto chi ci vive sperimenta nuove forme di cittadinanza attiva, in piena autonomia.
Siamo a Santa Maria Goretti, zona est di Crispiano. 3000 abitanti. Quartiere tirato su per dare un tetto, a mò di casermoni, ai tanti operai Ilva. Realizzato con i fondi ex Gescal. Cemento, è stata finora la parola d’ordine. Tanto spazio. Asfalto e nient’altro. Morale della favola: i bambini e il catrame erano un tutt’uno. Questo era un tempo. Ora, quel vuoto è colorato da giostrine, dal verde del prato e da fiori. Ora, il quartiere ha un suo parco che prende il nome di Carlo Pagliarini, fondatore dell’ARCI Ragazzi.
Un giardino nato in sinergia tra i ragazzi delle scuole di Crispiano e alcuni studenti della Facoltà di Ingegneria Ambietale di Taranto, dallo studio della planimetria alla scelta dei giochi.
Un sogno diventato realtà che ha visto l’adozione del parco da parte degli abitanti del quartiere, seguendo il progetto “Adottiamo …il parco della 167” dell’ARCI locale, che ha visto i più piccoli seminare un fiore.
Un giusto mix di attenzioni trasversali con a capo l’amministrazione comunale di Crispiano.
Il parco Pagliarini è stato inaugurato dal Presidente di Libera Don Luigi Ciotti, che nello stesso pomeriggio, 4 Maggio scorso, ha incontrato gli alunni della scuola primaria Mancini approfondendo il tema dell’ “Essere cittadini…domani” progetto PON “Regoliamoci”.
“Bisogna vivere e non lasciarsi vivere. Bisogna sporcarsi le mani” affonda la spada della legalità Don Ciotti, e approfondisce i tanti temi a lui cari, portanto di volta in volta stralci della sua vita e nel contempo parla di grandi uomini che per la giustizia hanno abbandonato la vita terrena. Il Don non lascia un attimo di respiro alla comunità cripianese, a tambur battente si muove da un posto ad un altro seguento l’unico filo conduttore “essere uomini e donne giuste”.
“E’ sedetevi no!” Un po’ imbarazzato l’anima di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie, dall’altare della chiesa madre Santa Maria Goretti ammonisce l’applauso degli oratori durato più del dovuto. L’omelia è un fiume che scorre senza ostacoli, interrotto da lunghi applausi.Don Ciotti parla agli adulti :“Non io, ma noi! Tutti noi siamo qui perché l’abbiamo voluto. Non personalismi, impariamo a parlare al plurale.” Alza le braccia al cielo ed è San Agostino “ La speranza ha due figli la rabbia, di quello che è) e il coraggio ( di quello che sarà)”
Lo smarrimento , la rabbia , lo sconforto e la povertà fanno parte della nostra quotidianità. Sono tante le ingiustizie che si toccano con mano, spesso, quasi sempre, all’ordine del giorno. Conseguenze di quell’impoverimento etico, di una mancanza di cultura …perché solo la cultura dà gli strumenti per essere liberi” alza la voce il reggente contro le mafie “ oggi, se c’ è un peccato da sconfiggere è quello del sapere troppo , del saper sbrigativo senza profondità. Questo porta all’impoverimento delle speranze” Speranze che non tutti avvertono in questo mondo frenetico, ma che tutti cercano fino a far uso esagerato di antidepressivi. E’ un dramma che di riflesso tocca i più giovani. In solo 5 anni la percentuale di psicofarmaci prescritti ai bambini è aumentata del 280 per cento (1999-2002) secondo gli ultimi dati forniti dal Cnr un minore su 10 fa uso di psicofarmaci senza prescrizione medica.
Dati che fanno pensare ad un’unica domanda: Di chi è la colpa? Una risposta deduttiva Don Ciotti ce la da quando parla ai genitori ed educatori ” Bisogna insegnare sin da piccoli a stare in comunità. Non si può pretendere dai giovani una visione non individualista della vita se non hanno ancora sviluppato il senso dell’appartenenza” Dalle sue parole si comprende bene che, oggi, il modello educativo richiede nuovi strumenti di coinvolgimento e di stimolo. E’ sotto gli occhi di tutti,ma nessuno si rende conto del grave rischi che si incorre nelle amicizie virtuali, luogo dove i giovani trascorrono buona parte del loro tempo. Esiste un vero un proprio rischio che è l’ “isolamento”.
“ La nostra è una società che rischia di preoccuparsi troppo dei giovani ma nn di occuparsene. 379 milioni di euro in meno alle politiche sociali. Questo vuol dire –informa il leader di Libera- meno servizi sociali, asili, meno tutela alla persone più deboli.
C’ è bisogno che qualcuno (si rivolge a Claudia, 16 anni, che siede accanto a lui) ti aiuti a rendere il tuo sogno in realtà!. Bisogna-riprende a parlare di ‘educazione Don Ciotti- accompagnare questi giovani, dare loro punti di riferimento, di spazi , d’opportunità per vivere e per crescere. Occore creare le condizioni per garantire a tutti, a voi giovani la libertà. Si è liberi se si aiuta gli altri ad essere liberi- tuonano nel ciel sereno di una chiesa di quartiere le verità di Don Ciotti- Chi è povero non è libero. Una persona senza lavoro non è libero. La libertà richiede un grosso sacrificio e atto di coraggio: rompere i silenzi!”
A 17 anni Don Luigi aveva capito che il lavoro rende l’uomo libero, e con la sua Associazione Abele, nata per soccorrere i più bisognosi, ora, difatti, da lavoro a più di 800 persone. Al lavoro, occore legare l’essere giusto , obiettivo che si raggiunge con la legalità
.E’ necessario iniziare non solo indignarsi ma provare un vero e proprio disgusto. Assumersi la responsabilità anche degli atti altrui. “Chiamare in causa la nostra responsabilità. Chiedersi se siamo coerenti. Occorre etica. L’etica è libertà, legalità, giustizia. E’ democrazia
tiziana magrì
Pubblicato su Ultim'ora (quotidiano settimanale tarantino)
4maggio 2011
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